Camera Penale di Bologna

Giurisprudenza del Foro di Bologna – anno 2003 – provvedimento del 30 settembre 2003

Tribunale di Bologna
in composizione monocratica

provvedimento del 30 settembre 2003

IL PRESIDENTE di SEZIONE
- dr. Maurizio Millo -

Vista l’istanza presentata dall’avv.to R… Z… in data 11.6.2003,
con la quale si chiede la riforma del provvedimento con cui la 2^ sezione penale di questo Tribunale ha respinto l’istanza di liquidazione dei suoi onorari;
sentite le parti all’udienza in Camera di Consiglio del 30.9.2003 ed in quella sede il parere contrario del P.M.;
ritenuta la propria competenza in base alla delega del Presidente del Tribunale per i procedimenti di opposizione presentati ai sensi dell’art. 84 DPR 115/2002 avverso i provvedimenti assunti in questa materia da tutti i giudici della 2^ sezione penale del Tribunale;
RILEVATO IN FATTO
che l’avv.to Z… è stata nominata difensore d’ufficio di L… G… nel procedimento penale specificato in epigrafe;
che in detto procedimento il L… risulta essere stato ritualmente dichiarato latitante, durante la fase delle indagini preliminari, con provvedimento del GIP in data 12.10.2001;
che il GIP, al termine della fase di sua competenza, ha ritenuto di dover provvedere alla liquidazione dei compensi spettanti al difensore;
che, al contrario, il Tribunale al termine della fase dibattimentale ha respinto l’istanza di liquidazione dei compensi avanzata dal difensore, motivando tale reiezione in base alla differenza sussistente tra la posizione dell’imputato irreperibile e quello latitante;
che avverso tale pronuncia è stata presentata l’opposizione che ci occupa;
RITENUTO IN DIRITTO
1.Il provvedimento impugnato appare corretto e l’opposizione risulta perciò infondata.
Innanzi tutto va sottolineato che non vi può essere dubbio in merito alla dizione letterale della norma della cui applicazione si tratta. Questa certamente – prescrivendo che “l’onorario e le spese spettanti al difensore d’ufficio della persona sottoposta alle indagini, dell’imputato o del condannato irreperibile sono liquidati dal magistrato nella misura e con le modalità previste dall’articolo 82 …” (art. 117 DPR 115/2002, sostanzialmente del tutto conforme all’art. 32 bis delle disposizioni di attuazione del c.p.p. precedentemente in vigore) – non prevede formalmente in alcun modo l’applicazione dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato all’indagato, imputato o condannato latitante, ma solo all’irreperibile.
2.La questione posta dall’odierna impugnazione è quindi quella relativa all’estensione per analogia alla figura del latitante della regolamentazione dettata per l’irreperibile.
Tale estensione analogica non può però essere consentita per due concomitanti ordini di motivi:
in primo luogo perché l’istituzione del patrocinio a spese dello Stato in favore degli irreperibili appare da classificare come eccezione rispetto al normale principio insito nel sistema in base al quale la corresponsione dei compensi al difensore spetta all’interessato ed eventualmente – solo in caso di grave limitatezza dei suoi redditi – allo Stato, mentre nell’ipotesi dell’irreperibile, in via eccezionale, lo Stato si fa carico della corresponsione al difensore della sua giusta retribuzione senza necessità alcuna di dimostrazione dell’indigenza dell’irreperibile solo per garantire comunque il rispetto del diritto di difesa;
in secondo luogo non può affermarsi che tra la situazione dell’irreperibile e quella del latitante sussista quel parallelismo che solamente – in base al principio dell’eadem ratio – potrebbe giustificare l’estensione della normativa per analogia.
Irreperibile, infatti, è semplicemente chi non è stato raggiunto dalla notizia del procedimento o, tutt’al più, chi, pur già al corrente della pendenza del procedimento, ha scelto, nell’ambito del suo diritto di libertà di movimento e forse spinto da esigenze della sua vita personale che nulla hanno a che fare con il processo, di non rendersi disponibile al confronto processuale, senza che questo comporti alcuna conseguenza nei suoi rapporti con la società (salva, eventualmente, una sua minore gamma di scelte e possibilità nell’esercizio della difesa).
Latitante è, invece, per definizione, chi ha scelto di sottrarsi all’esecuzione di una misura coercitiva disposta nei suoi confronti e così facendo non solo ha deciso di sottrarsi al confronto processuale, ma ha anche deciso di lasciare insoddisfatte le esigenze cautelari per la cui soddisfazione è stata disposta la misura, mantenendo così in atto una situazione di pericolo sociale che non può evidentemente lasciar spazio ad alcuna agevolazione da parte dello Stato.
3.Un’ultima considerazione deve essere fatta in ordine alla particolare circostanza costituita dal fatto che nella specie il GIP, nella sua autonomia di giudizio, ha a suo tempo provveduto alla liquidazione dei compensi richiesti dal difensore per la fase delle indagini preliminari. Tale provvedimento non vincola in alcun modo i giudici delle fasi successive, poiché si tratta di una decisione che non può essere equiparata a quella costituita dal formale provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (ammissione che può essere revocata solo in presenza di specifiche cause previste nella legge).
Nel caso di liquidazione dei compensi al difensore degli irreperibili, infatti, non è previsto alcun provvedimento di ammissione, ma semplicemente un provvedimento di liquidazione il cui titolo è direttamente derivato dalla legge e dalla situazione di irreperibilità dell’imputato e non da un provvedimento del giudice che accerti la sussistenza di tutti gli altri personali requisiti di legge da verificare ed accertare da parte del magistrato. Nel caso di imputati irreperibili – come in tutti quelli equiparabili, se ve ne siano, come nella specie ritenuto dal GIP in presenza di un imputato latitante – ogni giudice deve, pertanto, liberamente valutare se sussista nella sua fase il requisito dell’irreperibilità e provvedere poi, in modo del tutto autonomo e distinto rispetto alla valutazione fatta dagli altri giudici, all’eventuale liquidazione dei compensi.
P.Q.M.
Il Presidente di sezione, delegato dal Presidente del Tribunale alla cognizione della presente opposizione;
visti gli art. 84 e 117 DPR 115/2002, 159 e 296 c.p.p.,
RESPINGE l’opposizione di cui in premessa e CONFERMA il provvedimento impugnato.
Bologna 30.9.2003
Il Presidente

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