Il Direttivo della Camera Penale “Franco Bricola” di Bologna,
riunitosi in data 10 novembre ’09
richiamata
la propria delibera in data 12 giugno 2009 in tema di sovraffollamento
carcerario da ritenersi parte integrante della presente,
ribadita
l’insostenibilità della attuale situazione carceraria, come
peraltro quotidianamente denunciata dalle rappresentanze sindacali degli
appartenenti al corpo della Polizia Penitenziaria, dall’Unione Camere
Penali Italiane, dalle Associazioni che a vario titolo si occupano di
carcere, dai Garanti dei diritti delle persone private della libertà
personale e dalle numerose interrogazioni parlamentari, relative anche
alla situazione del carcere bolognese ed al Tribunale di Sorveglianza
territorialmente competente,
rilevato
nello scorso mese di agosto circa 200 persone detenute nella Casa Circondariale
di Bologna, tramite lettera inviata al Presidente del Tribunale di Sorveglianza,
alla Procura Generale della Repubblica, al Garante dei diritti delle persone
private della libertà personale, alla Direzione della Casa Circondariale,
ad Antigone nonché alla testate giornalistiche Il Resto del Carlino
e Repubblica, lamentavano violazione e mancata applicazione della normativa
relativa ai permessi, anche per ragioni familiari attinenti all’imminente
pericolo di vita dei familiari o alla morte dei familiari, alla liberazione
anticipata ed alla concessione ed esecuzione, nel caso di semilibertà,
delle misure alternative alla detenzione;
in data 15 settembre 2009 si è tenuto un incontro nell’Ufficio
del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale
per il Comune di Bologna al quale hanno partecipato, oltre al Garante,
rappresentanti della Procura Generale della Repubblica di Bologna, della
Direzione e del Comando della Casa Circondariale di Bologna, dell’Ufficio
Esecuzione Penale
Esterna, della Provincia di Bologna, delle Associazioni di volontario,
dei Giuristi Democratici, del mondo accademico e della Camera Penale “Franco
Bricola”;
l’incontro era finalizzato ad un confronto serio e leale tra le
diverse realtà che a vario titolo si occupano e si confrontano
quotidianamente con soggetti sottoposti a misure privative della libertà
personale ovvero in esecuzione pena inframuraria che hanno avvertito l’esigenza
di riaffermare la funzione rieducativa della pena, funzione oggi dimenticata
e palesemente disattesa;
all’esito dell’incontro ed all’unanimità si è
deciso, dandone incarico al Garante, di formalizzare una richiesta di
incontro da inoltrare al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
ed ai Magistrati che hanno giurisdizione sul carcere della Dozza al fine
di evidenziare e sottoporre al medesimi le criticità evidenziate
da tutti i partecipanti all’incontro;
con successiva lettera si chiedeva al Presidente del Tribunale di Sorveglianza
di Bologna di presiedere tutte le udienze al fine di garantire uniformità
di interpretazione e di trattamento;
la richiesta di incontro ha avuto esito negativo atteso che il Presidente,
escludendo la necessità di coinvolgere i Magistrati di Sorveglianza,
ha manifestato disponibilità ad incontrare esclusivamente i rappresentanti
delle associazioni e degli enti locali, ritenendo che tutti gli altri
soggetti possano rappresentare le rispettive richieste nelle opportune
sedi istituzionali;
in data 10 novembre 2009 il Garante ha inoltrato al Presidente ulteriore
richiesta, inviata per conoscenza alla Camera Penale ed ai soggetti presenti
all’incontro del giorno 15 settembre, finalizzata a conoscere “quali
iniziative sono state adottate per verificare e far fronte alle doglianze
rappresentate, peraltro tuttora in essere” circa la lettera esposto
inviata dai detenuti nel mese di agosto;
in data 11 novembre 2009 la Camera Penale chiedeva al Presidente del Tribunale
di Sorveglianza di avere accesso ai dati relativi all’andamento
delle misure alternative nella regione Emilia Romagna – rigetto/accoglimento
domande di ammissione alle misure alternative – dall’inizio
dell’anno e nel corso del 2008;
con missiva in data 12 novembre 2009 inviata al Presidente della Camera
Penale il Presidente del Tribunale di Sorveglianza comunicava che le statistiche
sono reperibili sul sito
del Ministero della Giustizia, dato notorio se non fosse che le statistiche
richiamate dal Presidente non indicano quante istanze di ammissione alle
misure alternative siano state depositate e trattate e quante siano state
accolte e/o respinte;
numerose istanze di liberazione anticipata risultano nel corso degli ultimi
mesi dichiarate inammissibili in quanto il detenuto non avrebbe indicato
il periodo in relazione al quale la liberazione anticipata è stata
richiesta;
trattasi evidentemente di un escamotage atteso che in alcuni casi il periodo
di riferimento risulta indicato e comunque tramite la consultazione della
posizione giuridica inviata dal carcere – e spesso il periodo di
riferimento è indicato dalla matricola – è facilmente
ricavabile, salvi casi di posizioni esecutive particolarmente complessi,
il periodo per il quale il soggetto potrebbe avere diritto alla liberazione
anticipata;
peraltro, la dichiarazione di inammissibilità preclude la possibilità
per il detenuto di proporre reclamo;
si evidenzia, inoltre, una drastica riduzione dei ruoli di udienza ed
un tempo di fissazione delle udienze eccessivamente lungo;
in data 23/11/2009 il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha emanato
ordine di servizio con il quale in palese violazione del diritto di difesa
si riduce drasticamente l’orario di accesso alle cancellerie disponendo
l’apertura esclusivamente dalle ore 9 alle ore 11 e sopprimendo
l’apertura pomeridiana;
sono poi state introdotte regole penalizzanti il diritto di difesa atteso
che i fascicoli assegnati al Presidente possono essere consultati dai
difensori fino a 5 giorni prima dell’udienza;
recentemente è altresì capitato che i fascicoli per udienze
fissate non fossero reperibili nella cancelleria nei giorni precedenti
all’udienza in quanto nella disponibilità del Magistrato
relatore, con conseguente impossibilità per i difensori di visionare
il fascicolo, circostanza rilevante atteso che spesso le informative pervengono
al Tribunale a ridosso della data di udienza;
la drammatica situazione del sovraffollamento che vede le carceri dell’Emilia
Romagna tra le più affollate del nostro Paese e l’attuale
orientamento giurisprudenziale del locale Tribunale di Sorveglianza sono
stati oggetto di una interrogazione a risposta in commissione giustizia
indirizzata al Ministro della Giustizia che testualmente si riporta: ”per
ciò che riguarda in particolare il carcere di Bologna, risulta
un costante ed immotivato rigetto della quasi totalità delle istanze
presentate dai detenuti per ottenere le cosiddette misure alternative
alla detenzione” – primo firmatario Donata Lenzi in data 8/10/09
-;
come già evidenziato con la delibera in data 12/6/2009, particolarmente
allarmante è la situazione relativa alle misure cautelari atteso
che i 2/3 delle persone detenute alla Dozza risultano essere in attesa
di primo giudizio, appellanti ovvero ricorrenti per Cassazione;
si assiste ormai da tempo ad un irrigidimento della Magistratura circa
la scelta della misura da applicare con la conseguenza che la misura cautelare
della custodia in carcere risulta essere disposta pressoché in
via esclusiva ed anche a fronte di fatti di non particolare gravità
ed in presenza di possibilità abitativa;
tutto ciò rilevato e premesso
essendo risultato vano ogni possibile tentativo di incontro e di mediazione
con il Presidente del Tribunale di Sorveglianza il quale ha ritenuto di
non aderire alla richiesta di incontro ed anche rispetto a richieste specifiche
– oltre la specifica richiesta di incontro anche quella di rimuovere
l’avviso affisso all’ingresso del Tribunale con il quale si
invitano gli Avvocati a rivolgersi al Brigadiere presente in guardiola
e gli si intima di accedere agli uffici solo dopo il pass del Magistrato
o del Funzionario – che appaiono lesive della dignità dell’Avvocato
e del diritto di difesa, ha ritenuto di non dover modificare alcuna delle
regole introdotte successivamente al suo insediamento;
proclama
lo stato di agitazione dei penalisti bolognesi con riserva di intraprendere
ulteriori iniziative con riferimento alla situazione di sovraffollamento
della Casa Circondariale di Bologna ed alle inumane condizioni di vita
delle persone ivi ristrette nonché alla carenza di personale che
impedisce di fatto qualsiasi trattamento, in riferimento alla attuale
situazione di assoluta chiusura del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
rispetto alla misure alternative ed ai permessi, nonché in riferimento
all’orario di apertura della cancelleria ed alle regole limitative
del diritto di difesa, ed infine rispetto alla eccessiva presenza all’interno
della Casa Circondariale di persone in attesa di giudizio quale conseguenza
di un eccessivo utilizzo della misura cautelare della custodia in carcere,
dispone
la trasmissione della presente delibera alla Giunta dell’Unione
Camere Penali Italiane, al Presidente del Consiglio delle Camere Penali,
al Responsabile dell’Osservatorio Carcere UCPI, al Presidente dell’Ordine
degli Avvocati di Bologna, al Ministro della Giustizia, al Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale per le carceri
dell’Emilia–Romagna, al Direttore della Casa Circondariale
di Bologna, al Garante dei Diritti
dei Detenuti per il Comune di Bologna, al Procuratore Generale presso
la Corte d’Appello di Bologna, al Procuratore Capo della Repubblica
di Bologna, al Presidente del Tribunale di Bologna, al Presidente del
Tribunale di Sorveglianza di Bologna, al Presidente della Sezione Gup-Gip
del Tribunale di Bologna, al Presidente della Corte d’Appello di
Bologna.
Il Segretario Il Presidente
Avv. Antonella Rimondi avv. Elisabetta d’Errico
Bologna, 30 novembre 2009
Il Presidente avv. Elisabetta d’Errico
Il Segretario avv. Antonella Rimondi