Il Direttivo della Camera Penale di Bologna “Franco
Bricola”, riunitosi in data 12 giugno 2009,
constatato
che il numero di persone ristrette negli istituti penitenziari italiani
è in continuo aumento e che nella Regione Emilia –Romagna
il sovraffollamento ha raggiunto limiti non più tollerabili;
che il principio rieducativo della pena, costituzionalmente garantito,
è conseguentemente disatteso stante l’esiguo numero di educatori
e di agenti di polizia penitenziaria, già sottorganico in condizioni
di normalità, oggi assolutamente insufficienti rispetto al numero
delle persone ristrette, peraltro costretti anch’essi a vivere ed
operare in una situazione di disagio, oltre a non adempiere le funzioni
loro assegnate;
che la Casa Circondariale di Bologna ha superato le 1100 presenze a fronte
di una capienza regolamentare di 450 e comunque di gran lunga superiore
alla capienza tollerabile;
che tale situazione determina condizioni di vita inaccettabili, tant’è
che già nel mese di gennaio 2009 alcuni parlamentari in visita
al carcere di Bologna presentavano interrogazioni sia al Senato che alla
Camera con le quali denunciavano la mancanza di elementari condizioni
di vivibilità, quale ad esempio l’utilizzazione dei servizi
igienici per la conservazione di generi alimentari;
che tale situazione è nota e perdura da tempo atteso che nel dicembre
2007 il Sindaco del Comune di Bologna ebbe ad emanare ordinanza relativa
al degrado igienico-sanitario del carcere di Bologna;
che il “Piano Straordinario del Governo”
per affrontare il sovraffollamento negli Istituti di Pena, prevedendo
la costruzione di nuove strutture e di nuovi padiglioni nelle aree verdi
degli Istituti già esistenti, fra i quali anche il carcere di Bologna
con previsione di aumento di numero 200 posti, manifesta, ancora una volta,
la mancanza di una volontà politica di affrontare con serietà
i problemi legati alla detenzione;
che fra l’altro, per costruire nuovi padiglioni, ivi compreso quello
presso il carcere di Bologna, vengono distolti 100 milioni di Euro dalla
Cassa Ammende - per Bologna la previsione di spesa è di 10 milioni
di Euro provenienti dalla Cassa Ammende - e destinati all’edilizia
penitenziaria, snaturando in tal modo la finalità perseguita dalla
Cassa Ammende che, come noto, è anche quella di porre in essere
progetti per l’assistenza alle famiglie dei detenuti e programmi
per il loro reinserimento;
che, se è pur vero che nuove strutture vanno costruite, va sottolineato
che le stesse dovranno servire in primis ad eliminare alcune di quelle
esistenti, oggi fatiscenti e non recuperabili, mentre l’iniziativa
è del tutto inutile per affrontare il problema del sovraffollamento
in quanto, stante l’incremento progressivo e costante della popolazione
detenuta, si dovrebbe continuare a costruire all’infinito;
che come sollecitato dal Garante dei Diritti dei Detenuti per il Comune
di Bologna e dalla dirigenza sanitaria della Casa Circondariale di Bologna
sarebbe preferibile che le risorse disponibili fossero utilizzate per
la costruzione di un polo di accoglienza per i nuovi giunti al fine di
garantire loro un adeguato sostegno psicologico e sanitario;
che la situazione del sovraffollamento è in particolare determinata
dall’elevato numero di persone sottoposte alla misura cautelare
della custodia in carcere e quindi da persone in attesa di primo giudizio,
ovvero appellanti o ricorrenti, in totale spregio del principio di non
colpevolezza sancito dall’art. 27 della Costituzione;
che la misura cautelare è utilizzata in maniera eccessiva ed è
divenuta regola, mentre dovrebbe essere applicata solo quale “extrema
ratio” e quindi quando ogni altra misura risulti inadeguata;
che altre misure cautelari, quale ad esempio quella degli arresti domiciliari,
che consentono comunque di adeguatamente tutelare la collettività
e scongiurare il pericolo di reiterazione di reati, vengono oggi applicate
in maniera assolutamente residuale in violazione ai principi fissati dal
legislatore e contenuti nel codice di rito;
che si assiste, altresì, ad un irrigidimento della Magistratura
di Sorveglianza rispetto alla concessione delle misure alternative alla
detenzione che dovrebbero invece rappresentare il fulcro dell’esecuzione
della pena atteso che è statisticamente provato che meno carcere
equivale a meno recidiva;
che tale dato si desume dalle statistiche fornite dal Ministero della
giustizia che evidenzia un calo delle misure alternative che non pare
riconducibile esclusivamente al provvedimento legislativo di indulto;
che è dato noto e certo, ma troppo spesso dimenticato, che i soggetti
che scontano la pena per intero in carcere tornano a delinquere con maggiore
facilità rispetto a coloro che scontano la pena in misura alternativa;
che tale dato è ulteriormente rafforzato dalla circostanza, statisticamente
provata, che coloro che sono ammessi alla misura alternativa dalla libertà
presentano un tasso di recidiva pressoché inesistente e comunque
di gran lunga inferiore a coloro che accedono alla misura alternativa
dal carcere;
che la Sanità Penitenziaria, nonostante il recente passaggio al
Servizio Sanitario Nazionale, continua ad essere drammatica atteso che
i dati più recenti indicano 3.000 detenuti affetti da Hiv di cui
un buon 15% con diagnosi di Aids conclamata, oltre un numero elevato di
detenuti affetti da epatite virale Hcv, ovvero positivi al test per l’infezione
da tubercolosi;
che oltremodo drammatica nonostante lo sforzo degli operatori del Sert,
stante la carenza di fondi, è la situazione relativa ai soggetti
tossicodipendenti che troppo spesso non possono accedere a programmi terapeutici
comunitari per essere esauriti i fondi a ciò destinati;
che irrisolta, nonostante le reiterate sollecitazioni del Garante dei
Diritti dei Detenuti del Comune di Bologna, è la questione relativa
alla impossibilità per i cittadini extracomunitari privi di permesso
di soggiorno e tossicodipendenti o alcooldipendenti di accedere a programmi
di recupero, con evidente violazione del diritto alla salute;
che neppure è garantito, rispetto ai cittadini extracomunitari
– che rappresentano il 70% della popolazione detenuta nel carcere
di Bologna – che non comprendono la lingua italiana il pieno diritto
di difesa essendo presente un unico mediatore culturale che svolge funzione
anche di interprete;
che il silenzio della Magistratura, salvo rari ed isolati casi, sul tema
del sovraffollamento del carcere, oltre a stupire, evidenzia carenza di
autocritica e mancanza di volontà di porre in essere una seria
riflessione sul principio costituzionale che impone la rieducazione del
condannato oltre che la sua punizione, nonché sull’eccessivo
utilizzo della misura cautelare estrema;
che non è più procrastinabile una riforma organica della
giustizia che sia frutto di un approccio ragionevole e finalizzato non
più esclusivamente ad inasprire le pene – si pensi alla modifica
della recidiva - ed a prevedere ipotesi obbligatorie di cattura o limiti
temporali prima del decorso dei quali non è possibile ottenere
misure alternative – come ad esempio in tema di violenza sessuale;
che le forze politiche tutte, abbandonando slogan privi di significato
quale quello della certezza della pena dovrebbero invece impegnarsi a
reperire risorse e mezzi da destinare a progetti volti ad una concreta
opera di prevenzione oltreché alla creazione di circuiti che consentano
il reinserimento sociale del condannato;
esprime
seria preoccupazione per le condizioni di vita dei soggetti ristretti
nelle carceri italiane ed in particolare nella Casa Circondariale di Bologna;
auspica
che il Governo adotti provvedimenti urgenti volti a garantire condizioni
di vita dignitose all’interno delle carceri;
che le forze politiche tutte si adoperino affinchè in tempi brevi
si giunga ad una riforma organica della giustizia che abbia tra i suoi
obiettivi la RIEDUCAZIONE del condannato, abbandonando logiche esclusivamente
punitive ed introducendo nuove forme di sanzione, affinché la detenzione
carceraria sia ipotesi residuale ed eccezionale e non regola come oggi
accade;
che la Magistratura tutta ponga in essere una seria riflessione sull’attuale
numero di detenuti in attesa di primo giudizio ovvero appellanti o ricorrenti
presenti nelle strutture penitenziarie;
che i mass-media forniscano una informazione corretta divulgando i dati
statistici riguardanti le misure alternative ed il conseguente abbattimento
della recidiva e spiegando ai cittadini che più della metà
della popolazione detenuta è formata da persone non ancora riconosciute
colpevoli;
riserva
di porre in essere iniziative pubbliche rivolte a mantenere alta l’attenzione
sulla condizioni di vita dei detenuti e con particolare riferimento alle
persone ristrette presso la Casa Circondariale di Bologna;
di dare luogo ad iniziative di protesta, di concerto con l’unione
Camere Penali Italiane e con l’osservatorio Carcere UCPI, indirizzate
a sensibilizzare le Istituzioni tutte, anche locali, affinché vigilino
sul rispetto delle dignità dei detenuti e affinché sia garantito
loro di vivere in condizioni decorose;
dispone
l’invio della presente delibera alla Giunta dell’Unione Camere
Penali Italiane, al Presidente del Consiglio delle Camere Penali, al Responsabile
dell’Osservatorio Carcere UCPI, al Presidente dell’Ordine
degli Avvocati di Bologna, al Ministro della Giustizia, al Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale per le carceri
dell’Emilia –Romagna, al Garante dei Diritti dei Detenuti
per il Comune di Bologna, al Procuratore Capo della Repubblica di Bologna,
al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bologna, al
Presidente del Tribunale di Bologna, al Direttore della Casa Circondariale
di Bologna, al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, al
Presidente della Sezione Gup- Gip del Tribunale di Bologna.
Il Presidente avv. Elisabetta d’Errico
Il Segretario avv. Antonella Rimondi