INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO DEI PENALISTI ITALIANI
Affinché non si cambi tutto per non cambiare nulla
Delibera di astensione dalle udienze per il 27 e 28 gennaio 2009
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, riunita a Roma
il 15 dicembre 2008
conferma
la propria delibera in data 8 dicembre 2008 con cui è stata indetta
per il 28 gennaio 2009, a Milano, la seconda «Inaugurazione dell’Anno
Giudiziario degli Avvocati penalisti italiani». I contenuti di tale
delibera sono qui richiamati come parte integrante della presente.
Osserva
1. - La situazione politica in cui versa la riforma organica della giustizia
suscita gravi preoccupazioni. Dopo annunci reiterati e autorevoli circa
la sua impellente necessità, accompagnati da generiche indicazioni
dei suoi contenuti, e dopo prese di posizione di contrarietà alla
stessa, la politica sembra arenata in tatticismi giocati sui più
diversi versanti, che non tengono conto che l’urgenza del Paese
è di avere nei tempi doverosi un rinnovamento profondo dell’amministrazione
della giustizia, a tutela dei singoli e della collettività.
2. – Un tale stato di cose rischia di produrre un pericoloso deterioramento
delle prospettive di riforma e di innescare compromessi di bassa qualità,
enucleando interventi del tutto inefficaci ad affrontare il degrado giudiziario.
3. – E’ indispensabile che, senza ulteriori indugi, si dia immediato avvio ai lavori parlamentari che, coltivando anche le consultazioni di quanti operano nel mondo della giustizia, diano luogo al più ampio confronto istituzionale fra gli schieramenti politici, valutino tutte le proposte in campo in modo che su queste basi si costruisca il consenso necessario ad adottare le decisioni che competono alla politica e che ne rappresentano doveri indefettibili, secondo le regole stabilite dalla Costituzione.
ribadisce
4. – La riforma organica oggi necessaria deve riguardare l’intero panorama della giustizia, che va rinnovata e ammodernata in profondità, senza cedere a indebiti interessi che denuncino aspetti di conservazione ideologica e corporativa.
5. - Occorre attuare la separazione delle carriere fra giudici e pubblici
ministeri.
Si tratta di abbandonare in termini molto concreti la concezione dell’«autorità
giudiziaria» quale unitaria funzione statale di cui l’accusare
e il decidere siano due sotto-funzioni. Da tale situazione deriva oggi
una forte depressione del controllo della giurisdizione sull’accusa;
interi corpi normativi del codice di procedura penale, la cui operatività
è basata su una integra funzione di controllo del giudice, sono
in pratica resi privi di precettività. Ne sono vulnerate la terzietà
e imparzialità del giudice e la parità delle parti. Con
conseguenze gravi anche per l’efficienza processuale e per la qualità
della giurisdizione.
6. - Occorre riformare il CSM per due essenziali ragioni: due CSM, l’uno per i giudici e l’altro per i pubblici ministeri, sono conseguenti alla separazione delle carriere; la modifica della composizione e delle funzioni del CSM è richiesta dalla necessità di ripristinare l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati, veri depositari delle guarentigie costituzionali. Oggi i singoli magistrati sono condizionati indebitamente dai poteri che il CSM esercita su di loro secondo la logica «correntizia» dell’ANM. La riforma del CSM, dunque, contrariamente a quanto da taluni si accampa, è chiamata a ristabilire tali garanzie di autonomia e indipendenza e non già a sminuirle.
7.- Occorre ridurre drasticamente il fenomeno dei magistrati «fuori ruolo», che, uscendo dalla funzione giudiziaria, vanno a occupare posizioni di potere nelle istituzioni politiche e amministrative, sottraendo ingenti risorse alla giustizia e creando improprie commistioni tra politica e magistratura nonché minacciando le prerogative dell’una e l’indipendenza della seconda.
8. – Occorre una disciplina dell’azione penale che ne assicuri in concreto l’obbligatorietà, superando la discrezionalità libera, e cioè l’arbitrio, con cui oggi le Procure esercitano il potere d’azione.
9. – Occorre un nuovo codice penale e una riforma sistematica
del codice di procedura penale del 1988 per recuperare l’autenticità
di processo di parti.
Questa deve essere inoltre l’occasione per interrompere e rimediare
alle molte disposizioni che nell’ambito sostanziale e in quello
processuale, sono state emanate (e si ha in animo di emanare) nella male
interpretata esigenza di sicurezza dei cittadini.
Su questo terreno l’UCPI manifesta tutta la propria contrarietà.
Sull’onda di una emotività coltivata in modo esasperato e
non governata con ragionevolezza dalla politica, si sono adottate misure
che violano i principi costituzionali, deprimono la qualità della
giurisdizione e, per di più, non realizzano alcuna utilità
per la convivenza civile.
Sono del tutto inaccettabili le misure adottate o proposte negli ultimi
mesi, ed in particolare, fra le altre, l’ipotizzato ampliamento
delle ipotesi di cattura obbligatoria modificando l’art. 275 c.p.p.
e, in generale della facoltà di emettere con maggiore ampiezza
misure cautelari in spregio della presunzione di non colpevolezza del
cittadino; l’ampliamento dell’area delle misure di prevenzione
che di per sé sono provvedimenti che rendono impossibile l’esercizio
del diritto di difesa; l’introduzione indiscriminata di circostanze
aggravanti, tra cui quella della clandestinità; l’introduzione
di numerose fattispecie penali prive di contenuto di offesa con l’inasprimento
spesso irragionevole delle sanzioni; l’introduzione del reato di
immigrazione clandestina; la incidenza sul contraddittorio e la difesa
con l’estensione dell’ambito di riti speciali meno garantiti
come quello immediato e direttissimo; l’adozione di provvedimenti
limitativi del diritto di difesa e della presunzione di non colpevolezza
tra cui la limitazione dell’ambito di applicabilità del patrocinio
a spese dello stato; l’accentuazione di un processo speciale per
determinate categorie di imputati e di reati inasprendo il c.d. doppio
binario processuale.
10. – Occorre occuparsi della gravissima situazione del carcere,
recuperando condizioni di vita dei detenuti rispettosi della dignità
delle persone e la funzione rieducativa della pena.
Inaccettabile è la mancata rimozione delle cause del sovraffollamento
carcerario e cioè del ricorso alla pena carceraria per situazioni
che non la giustificano e la rendono anzi controproducente.
Le misure alternative alla detenzione, ed in particolare le disposizioni
della “legge Gozzini” non vanno ridimensionate, ma al contrario
incrementate. Esse hanno dimostrato concretamente una grande capacità
rieducativa, mentre quelle carcerarie sono fattori di recidiva.
L’inasprimento e l’estensione del regime di detenzione speciale
(art. 41-bis ord. penit.) sono del tutto irragionevoli e violano i diritti
della persona (persino quella in attesa di giudizio), introducendo o rafforzando
principi aberranti come l’inversione dell’onere della prova
sulla pericolosità, prevedendo un tribunale speciale nonché
il radicamento a tempo indeterminato di un regime detentivo che la Corte
Costituzionale aveva individuato come eccezionale.
11. – Occorre approvare tempestivamente la nuova legge di ordinamento forense che promuove la riqualificazione dell’Avvocatura agendo sugli aspetti fondamentali: un meccanismo di accesso all’avvocatura imperniato sulla verifica del merito; la formazione continua; l’istituzione delle specializzazioni forensi; l’elevazione della deontologia. Il ruolo dell’avvocatura nell’amministrazione della giustizia è un fattore essenziale, che va però fondato su un profondo rinnovamento.
* * *
Tutto ciò premesso
la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ritiene necessario promuovere la mobilitazione dell’Avvocatura penale perché siano valorizzate le proprie proposte di riforma organica della giustizia e siano contrastate con determinazione politiche contrarie al rinnovamento profondo dell’amministrazione della giustizia. In particolare:
- chiede con fermezza che il governo e la sua maggioranza perseguano
in modo determinato i progetti di riforma, rispondendo autenticamente
alle esigente del Paese;
- stigmatizza e si impegna a contrastare le pregiudiziali posizioni di
opposizione ad ogni ipotesi di riforma organica che le minoranze parlamentari
coltivano da posizioni di immobilismo conservatore, manifestando anche
elementi di regressione;
- si impegna a contrastare la persistente aspirazione degli organismi
della magistratura associata a mantenere posizioni di prevaricante condizionamento
sulla politica;
- si impegna a promuovere nella società una sempre più ampia
consapevolezza dei reali bisogni di riforma della giustizia.
Per tali ragioni, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
proclama
ai sensi e nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e della regolamentazione
ad esse connessa, l’astensione dalle udienze e dall’attività
giudiziaria penale per i giorni 27 e 28 gennaio 2009, in concomitanza
con l’«Inaugurazione dell’Anno giudiziario 2009 degli
Avvocati penalisti», che rappresenterà il momento di una
grande manifestazione di proposta e di protesta
conferma
l’indizione della seconda «Inaugurazione dell’Anno Giudiziario
degli Avvocati penalisti italiani» per il giorno 28 gennaio 2009,
in Milano, presso il “Salone Valente” (via San Barnaba 29,
angolo via Freguglia), alle ore 9,30
invita
tutti gli avvocati italiani, i magistrati, gli esponenti della politica,
i cittadini, i direttivi e gli iscritti di tutte le Camere Penali Italiane
a partecipare alla predetta manifestazione, nel corso della quale, secondo
il programma che sarà quanto prima reso noto, saranno forniti i
reali dati sul funzionamento della giustizia, si discuterà con
politici ed altri ospiti dei percorsi sulle riforme, sarà fatto
il punto sulle battaglie dei penalisti italiani per le riforme liberali
e democratiche per la giustizia
riserva
la richiesta di incontri con autorità politiche e istituzionali
nonché ogni ulteriore iniziativa all’esito della proclamata
astensione;
dispone
la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica,
ai Presidenti delle Camere, al Ministro della Giustizia, alle Autorità
istituzionali, al CSM, alle Commissioni Giustizia della Camera dei Deputati
e del Senato della Repubblica,ai responsabili giustizia delle forze politiche,
al CNF, alle Camere Penali Italiane
Roma, 17 dicembre 2008
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
Il Presidente
Prof. Avv. Oreste Dominioni
Il Segretario
Avv. Lodovica Giorgi